‘Non augurerei un trasloco neanche al mio peggior nemico.’ Sicuramente l’avrete pensato davanti all’ennesimo scatolone da chiudere, dopo l’ennesimo pezzo di mobilio portato su e giù per le scale oppure dopo l’ennesima scelta di tonalità di colore del piano della cucina o del muro.
Un motivo ci sarà.
Cosa rappresenta un trasloco? Sicuramente un cambio di quotidianità e diciamocelo anche un cambio di vita.
Per me sono 6 traslochi ad oggi: ogni volta per quanto non tutto attorno a me fosse perfetto, l’emozione di un cambio e di un nuovo inizio mi ha sempre fatto avere le farfalle nello stomaco. Definizione di ‘c’ho la strizza ma son felice dell’avventura’: ‘Ciao so’ Arianna da NY e sò felice di fà sto trasloco’ (un grande saluto a Sandra Marchigiano da NY).
Trasloco 1: nella windy city in uno studentato puzzolente con la moquette e fine di una relazione.
Trasloco 2: partita con la mononucleosi, quel bagaglio con una rotella rotta quanto pesava, che sudate in bicicletta, e meno male che l’Olanda è piatta.
Trasloco 3: Bici in treno, bagaglio e via altra città olandese.
Trasloco 4: si torna a casa, in una mattina si butta tutto quello che ci sta in auto dopo la festa di laurea, il resto gentile concessione alle mie coinquiline, ormai ex.
Trasloco 5: prima casa a vivere da sola, quella che ho appena lasciato.
Trasloco 6: ancora mi ci sento dentro, fine di una relazione, il resto arriverà.
Questo (il 6) è il mio primo vero trasloco ‘standard’ e cioè con un numero infinito di scatoloni (24 per me), furgone in cui carichi su tutto come si vede nei film, e eccoti a portarti via tutto quello che hai comprato negli ultimi anni. Prima partivo con una valigia, abbastanza grande per farci stare i vestiti necessari. Il resto l’avrei comprato o trovato lì come i mobili e le suppellettili per la cucina. Questa volta, invece, la quantità di spatole, pentole, pentolini che ho dovuto inscatolare che mai ho usato perché, diciamocelo, alla fine si usano sempre le stesse 3 pentole e 2 mestoli. Dovrò iniziare a seguire la via del minimalismo. Al prossimo trasloco mi ringrazierò.
Una cosa mi è piaciuta molto: il decluttering. È sbalorditivo quante cose sia riuscita a mettere in un monolocale di 40mq. Soprattutto la quantità di barattoli in vetro: resti di confezioni di pelati, ceci e quant altro che ho buttato via. I miei colleghi del lavoro sanno che quelle sono le mie schiscette del pranzo (assumiamo che tutti sappiano cosa voglia dire? Dai oramai fa parte del gergo comune).
Penso all’ultima sera dove ho lasciato il mio vecchio monolocale, con letto a ribalta: sí romantico, per la prima settimana forse, poi mi ero già rotta di tirare su quello scafandro al mattino presto prima di andare al lavoro. Non ho pensato che sarebbe stato l’ultima volta tra quelle 4 mura. Il mio primo vero affitto, la mia prima bolletta del gas e luce, i primi mobili, la prima volta in quarantena da sola, la mia prima volta senza coinquilini, la mia prima volta con un coinquilino peloso (il cane eh non uno yeti).
Tante prime volte che hanno segnato molti giri di boa. Eppure me ne sono andata senza salutare, nella fretta del trasloco e della consegna chiavi. Mi sono anche scordata di dire a Tiger che sarebbe stata la sua ultima volta in quella casa. Spero di non avergli creato un ulteriore trauma, che madre degenere.
A volte si lasciano indietro pezzi e non si guarda indietro.
Ma il trasloco è anche un traguardo e quindi alla fine di ogni traguardo tiri le somme, rimetti insieme i pezzi e ringrazi. Un po’ come nei ringraziamenti della tesi, ecco qui:
‘Ma tutto questo non si sarebbe mai avverato senza l’aiuto della mia Famiglia e dei miei amici.
Prima di tutto ringrazio mio Papà e mia Mamma per tutto il supporto e i millemila consigli e aiuti. Grazie davvero tantissimo! Siete stati essenziali!
Ringrazio i miei zii G., I. e M. per avermi aiutato con la loro sapienza a fare degli scatoloni con un senso logico e a pulire e ricoprire coi giornali la qualunque (a momenti anche Tiger) perché non si rovinasse negli spostamenti o durante l’arte del dipingere.
Ringrazio i miei amici in ordine di apparizione (come nei film). Grazie, G., per il trasloco dei mobili avanzati e per la sveglia presto la domenica mattina per dare estro al pittore che è in te. Grazie, G. e C., senza di voi mai avrei pensato di mettermi a dipingere le pareti e invece abbiamo fatto un lavoro coi controc**zi: un weekend intero a spennellare come se non ci fosse un domani. Eravate più entusiaste di me…all’inizio. G. precisa, C. occhio critico: la coppia perfetta. Grazie, C., per aver scoperto con me come si tiene una pennellessa o un pennellino, in una mano, e un bel bicchiere di vino, nell’altra, che non fa mai male. Grazie, E., senza di te non avrei mai portato su tutti quei kg di armadio (50 kg a struttura). Ah e senza l’avvitatore godi solo a metà. Ma perché ti fai l’abbonamento in palestra quando puoi mettere su un’impresa di montaggio. Veloci ed efficienti. Che coppia.’
Scherzi a parte, le pareti di questa casa trasudano già un sacco di bei ricordi, risate, lacrime, bicchieri di vino, pranzi e cene per terra, pizze e kebap così immensamente buoni per aver fatto tutta quella fatica e già tantissime soddisfazioni. E questo senza ancora aver dentro quasi niente, oppure avendo già tutto?
Da vera instagrammer mi metto nella posa classica da viaggiatrice di schiena con le braccia aperte verso l’orizzonte (camera mia ancora da pitturare) pensando che è questa la vastità del c***o che ve ne frega di tutta sta storia ma per me questi sono momenti strani, belli e belli strani, pieni di instabilità e di pensieri come ‘ah è questa la vita da adulti tanto temuta’. Beh ti temo parecchio e non mi sento pronta. Ma quando mai lo si è? Quindi buttamoce vah.
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Moving
“I wouldn’t wish a move even on my worst enemy.” Surely, you’ve thought this in front of yet another box to pack or after moving furniture up and down stairs. There must be a reason.
What does a move represent? Certainly, a change in daily life and, let’s admit it, a change in life.
For me, it’s been 6 moves to date, and each time, despite imperfections, the excitement of change and a new beginning has always given me butterflies. Definition of ‘I’m stressed but happy about the adventure’.
Move 1: to the windy city, a smelly dorm with carpet, and the end of a relationship.
Move 2: battling mono with a a broken-wheeled suitcase, sweating on a bike in flat Holland.
Move 3: Bike on a train, luggage, and off to another Dutch city.
Move 4: Back home, throwing everything in the car after graduation party, the rest that doesn’t fit? a kind gift to my now ex-roommates.
Move 5: First solo living space, the one I just left.
Move 6: Still feeling it, end of a relationship, the rest will come.
This (the 6th) is my first true ‘standard’ move, infinite boxes (24 for me), a van loaded like in movies, taking away everything bought in recent years. Before, I’d leave with a suitcase, big enough for necessary clothes. The rest I’d buy or find there. This time, the number of spatulas, pots, and pans I had to pack, never used because, let’s be honest, we always use the same 3 pots and 2 ladles. I need to embrace minimalism. I’ll thank myself in the next move.
One thing I enjoyed: decluttering. It’s astonishing how much I fit into a 40mt square studio. Especially the number of glass jars from tomato cans, chickpeas, and others that I threw away. My colleagues know those are my lunch containers.
I think about the last evening in my old studio, with a pull-down bed—romantic for the first week, then I got tired of lifting it in the early morning. I didn’t think it would be the last time within those walls. My first real rent, first gas and electricity bill, first furniture, first time quarantined alone, first time without roommates, first time with a furry roommate (the dog, not a yeti). Many firsts marking significant milestones. Yet, I left without saying goodbye, in the rush of moving and key handover. I even forgot to tell Tiger it was his last time in that house. I hope I haven’t caused him additional trauma, what a neglectful mother.
Sometimes, we leave pieces behind without looking back.
But a move is also an achievement, so at the end of each milestone, you take stock, put the pieces back together, and express gratitude. Like in a thesis acknowledgment, here it is:
‘But all this would never have happened without the help of my family and friends.
First of all, I thank my Dad and Mom for all the support, countless advice, and assistance. Thank you! You were essentials!
I thank my uncles G., I. and M. for helping me logically pack boxes and covering anything (almost even Tiger) with newspapers so it wouldn’t get damaged during moves or painting.
I thank my friends in order of appearance (like in movies). Thanks, G., for moving extra furniture and waking up early on Sunday to unleash the painter in you. Thanks, G. and C., without you, I would never have thought of painting walls, and we did a damn good job: a whole weekend brushing as if there were no tomorrow. You were more enthusiastic than me… at first. G. precise, C. critical eye: the perfect pair. Thanks, C., for discovering with me how to hold a paintbrush in one hand and a nice glass of wine in the other; it never hurts. Thanks, E., without you, I would never have carried all those kg of wardrobe (50 kg structure). Oh, and without a screwdriver, you only enjoy half, and why get a gym membership when you can start a mounting business. Fast and efficient. What a pair.’
Jokes aside, the walls of this house already ooze many beautiful memories, laughter, tears, glasses of wine, floor lunches and dinners, immensely good pizzas and kebabs for the hard work and already many satisfactions. And this is without having almost anything inside, or do I already have everything?
As a true Instagrammer, I strike the classic traveler pose with open arms toward the horizon (my bedroom not painted yet), thinking this is the vastness of the care you give about this whole story, but for me, these are strange, beautiful, and strangely beautiful moments, full of instability and thoughts like ‘ah, this is the feared adult life.’ Well, I fear it a lot and don’t feel ready. But when are you ever ready? So, let’s just go for it.
…e via che si va !! Sempre intensi ed emozionanti i tuoi racconti!